Sindaco mantovano censura una raccolta di poesie

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L’uomo che vedete in questa foto si chiama Romano Monicelli, è oggi sindaco di Castellucchio (MN). Questa sera, il 22 giugno 2017, si sarebbe dovuta tenere in Sala civica la presentazione della raccolta di poesie Bouquet di Flavio Cecchin, cittadino di Castellucchio.

L’evento non si terrà poiché a poche ore dalla presentazione il Sindaco ha ritenuto di vietare la pubblica lettura delle poesie dell’Autore.

Spiace che la poesia venga censurata,
chissà per quale motivo.

Immaginiamo che la natura di questo atto di scarsa sensibilità sia dovuto a questioni di natura morale… sanno tutti che il sindaco Monicelli è persona coerente e rispettosa dei cittadini: lo ha dimostrato sia in questo frangente sia quando dichiarò prima di essere eletto che si sarebbe dimesso dalla presidenza della Fondazione Villa Carpaneda. Dal sito della Fondazione pare che Monicelli ricopra ancora il proprio ruolo (proprio nella pagina operazione trasparenza 🙂 !!).

Davvero le poesie di Flavio sono da vietare? Giudicate voi stessi, ecco un’anteprima della raccolta.

“È tutta vita” di Fabio Volo. Una vita senza sugo?

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Se dovessi pubblicare un libro perché costretto dal mio editore e non sapessi cosa scrivere probabilmente realizzerei un sacco di frasi vuote, senza sugo direbbe Manzoni, e il mio vortice di pensieri sarebbe così sconclusionato che il mio periodare sarebbe breve, quasi sincopato. Se inoltre non avessi a cuore il côté letterario della mia opera non perderei tempo ad arricchire il lessico delE-Tutta-Vita-Fabio-Volo-196x300 romanzo e proporrei una storia banale, così da non dovermi esporre pericolosamente a improvvisi sbalzi di trama o personaggi imprevedibili. Ecco, probabilmente farei come Fabio Volo nelle prime pagine del libro È tutta vita (Mondadori 2015, 19,00 euro).

Quel che ci si attende da Volo non è il romanzo perfetto del nuovo secolo, tuttavia dalla casa editrice forse pretenderemmo una lettura più attenta. Le poche pagine (quelle disponibili in anteprima) che ho potuto leggere lasciano qualche perplessità, faccio qualche esempio.

Un figlio non è un collante, ma un detonatore che può scaraventare lontani.

Forse Volo avrebbe voluto scrivere bomba o esplosivo, poiché il detonatore normalmente ha una carica esplosiva minima che serve appunto a innescare la bomba e che di per sé non scaraventa da nessuna parte.

[…] in silenzio per almeno mezzora. […] Dài cazzo.

Mezzora” e “dài” non esistono come termini in lingua italiana, perlomeno non scritti così.

Siamo andati a Trastevere, in un posto dove fanno pizza al trancio col forno a legna, l’abbiamo mangiata sulle scale di una chiesa.

Immagino l’autore volesse dire scalinata, ma non è affatto un errore.

Non si tratta di errori a mio parere, piuttosto di imprecisioni. Capita quando hai fretta. Quello che suggeriscono i termini utilizzati forse traspare assai meglio nello stile di scrittura, che quando si profonde nella trama del romanzo si concretizza così:

Se qualcuno mi avesse chiesto da dove arrivasse la mia sicurezza, perché proprio lei, non avrei saputo cosa dire. Non ne conoscevo il motivo, non lo sapevo, forse non l’avevo mai saputo.

Sembrava la risposta a una domanda che portavo dentro e non conoscevo.

Sentivo che con lei avrei rischiato, senza sapere esattamente cosa.

Sembra quasi che l’autore non sappia bene di cosa sta parlando o quali arcane forze muovono i sentimenti del proprio personaggio. Non stupirà apprendere che un protagonista tanto abulico presto conoscerà una profonda crisi, forse alcune domande avrebbe fatto meglio a porsele in anticipo…

In effetti la lettura delle prime pagine del romanzo consegna l’idea di una trama un po’ banale, ma non in quanto ordinaria e di comune esperienza (con tali ingredienti può nascere un bellissimo L'Illustrissimo_frontcover_minilibro, per esempio l’illustrissimo di Cantoni) ma in quanto stereotipata e prigioniera dei suoi stessi luoghi comuni. Dello stesso avviso, chi più chi meno,  Roberto Russo, Antonella Rossi, Massimiliano Parente e il bravo Davide Mazzocco. Una breve indagine statistica descrive l’ambiente del protagonista: concerto (7 volte); macchina (7); lavoro (6); hotel (6); casa (6); weekend (inteso come pausa dal lavoro, 6); bar (5) etc. I protagonisti si scambiano messaggini, vanno alla spa, mangiano sushi e fanno quello che in definitiva ci aspetta da loro (o ci si attende da un consumatore nel libero mercato).

In alcuni momenti la tensione si alza, ma accade all’improvviso e soprattutto l’evento è liquidato in breve tempo. La moglie è scoperta dal marito a letto con l’amante: il marito che fa? Chiede «Perché?» e se ne va senza attendere risposta. Il protagonista vede al bar la ragazza che diventerà presto sua moglie: come fa a conoscerla? Non ne ha bisogno, è lei che si siede al suo stesso tavolo e inizia a parlare con incredibile complicità al nostro fortunato soggetto. Lui raggiunge lei a sorpresa sui binari del treno prima che lei parta, lei si volta, lui la bacia all’improvviso, lei decide di perdere il treno, lasciar sola l’amica nel viaggio verso casa e restare a Roma con lui. Ecco… mi chiedo se non sia tutto un po’ troppo facile.

Detto questo, vorrei proporre una mia riflessione personale. Il romanzo parla di una coppia in crisi dopo la nascita di un figlio e della tensione erotica fra i due amanti, che il protagonista descrive così:

Come se stando insieme ci fossimo divorati a vicenda.

Ecco, l’idea di un rapporto consumato dall’interno come una specie di tau autofago mi pone questa domanda: se divoro e vengo divorato, in definitiva, dovrei rimanere lo stesso. Gli amanti di questo Coverromanzo invece paiono divorarsi l’un l’altro senza mai nutrirsi, e credo questo capiti in una vita senza sugo.

Propongo invece al lettore una lettura diversa sullo stesso tema delle conseguenze in una famiglia della nascita di un figlio, ovvero quanto sia piuttosto il figlio a divorare la vita della madre (dalla poppata all’università e oltre, diciamo), qui nel libro I Divoratori di Annie Vivanti.

“L’angelo di Marchmont Hall”. Prendetelo con le pinze!

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Poiché questa rubrica descrive soprattutto bestseller, solitamente tratta libri che non mi piacciono. È questo il caso di L’angelo di Marchmont Hall (luglio 2015), di Lucinda Riley.

Il romanzo in breve tratta la storia di Greta che, avendo perso la memoria, deve ricostruire la propria vita da qualche piccolo ricordo, che recupera solo tornando presso la dimora di Marchmont Hall dove ha vissuto e nella quale sono accadute numerose vicende drammatiche e sentimentali che hanno coinvolto sia lei sia la numerosa famiglia Marchmont.

Detto questo, partirei dalla copertina.

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Edizione italiana
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Edizione inglese

Due cosette si notano subito: l’edizione italiana è pubblicata con un titolo diverso e le foto sono di stagioni differenti.

In Inghilterra, in Italia pure, l’angelo dell’albero (The Angel tree) è quella decorazione pendente con la quale si addobba l’abete natalizio. Chiaramente nel titolo italiano il riferimento si perde e l’“angelo” in questione si riferisce più evidentemente a un personaggio di Marchmont Hall.

Si può osservare inoltre che l’albero fotografato nella copertina inglese non è affatto un abete, quale dovrebbe essere la pianta che ospita la tomba del figlio di Greta nella traduzione italiana (è lui l’angelo dell’albero?). Rileviamo, sulla sola copertina, queste peculiari caratteristiche:

  • La donna ritratta sembra una giovane sposa. Tuttavia nel romanzo Greta giunge a Marchmont a diciotto anni ma con abiti assai più poveri. L’edizione originale invece non include elementi antropici.
  • Greta arriva a Marchmont in inverno, per Natale. Con l’edizione italiana sboccia invece la primavera.
  • Manca l’albero, grande assente in un romanzo intitolato originariamente The Angel Tree e che alla sua versione italiana compie la discreta operazione immobiliare di sradicare l’albero e prefigurare l’ingresso nella villa di Marchmont Hall.
  • C’è un sentiero. Nell’edizione inglese invece il percorso non è affatto tracciato nella neve.
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Edizione norvegese

L’edizione norvegese invece media: introduce la villa, toglie il cancello ma conserva sia l’inverno, sia la donna di spalle (con abiti più coerenti) sia l’albero… e sopratutto il titolo.

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Edizione tedesca

L’edizione tedesca accoglie con favore la donna di spalle vestita da sposa, l’inverno, il percorso verso Marchmont… e introduce dei fiori… di pesco??

Devo dire che, più correttamente, l’albero in questione – perlomeno nell’edizione italiana – dovrebbe essere un abete (in nessuna copertina appare un abete) collocato distante da Marchmont, dunque non in prossimità del cancello. Ma sappiamo che la copertina è una metafora, evoca il romanzo, non ne rappresenta la fotografia esatta.

Concludendo, l’editore italiano è stato l’unico a scegliere i toni caldi della primavera e cambiare il titolo del romanzo.

Può essere interessante notare che l’editore italiano Giunti è stato l’unico editore che ha scelto di pubblicare un romanzo natalizio in estate (le altre edizioni qui menzionate sono state pubblicate fra novembre e dicembre dello scorso anno). Per questo forse ha ritenuto più opportuno suggerire una copertina estiva!!

Ecco infatti il claim pubblicitario: “Letture consigliate sotto l’ombrellone”.

L’effetto finale a mio parere modifica evidentemente lo spirito del romanzo, che originariamente evoca una situazione gelida (congelata come i ricordi di Greta) e natalizia (la famiglia che finalmente si ritrova tutta nella stessa villa). L’edizione Giunti invece è assai più positiva e non evoca il Natale, ma una sontuosa villa del Galles.

Dato l’enorme successo di vendite nelle librerie italiane, forse era proprio questo che i lettori italiani volevano: un libro solare con il quale trascorrere l’estate. Spero abbiano letto la sinossi prima di acquistare il romanzo!


Bene. Detto questo, come di consueto, alcune piccole puntigliosità.

Nelle primissime pagine ecco subito due errori:

Doris impertinente e appariscente, con un forte accento Cockney. (Chissà perché il nome di un accento è scritto con l’iniziale maiuscola).

E poi avrebbe dovuto annunciare la novità i suoi genitori, che volevano sposasse Anna-Mae. (Probabilmente era “ai suoi genitori”).

Si può affermare che Lucinda Riley sia una scrittrice di dubbio gusto da questo passaggio:

«Sì, David, lo so. Me l’hai detto la settimana scorsa, quando sei venuto da me a cena. Ho preparato cotolette d’agnello e abbiamo bevuto una bottiglia di Sancerre». (Essendo il Sancerre un vino bianco da servire freschissimo e abbinare con formaggi e pesce, l’agnello pare una scelta azzardata!).

Greta e David viaggiano in macchina verso Marchmont:

«Si sta già facendo buio» commentò Greta. «E sono solo le tre.» [] Nell’ampia valle il fiume Usk serpeggiava tra i campi luccicanti di neve. (In Galles capita che quando fa buio la neve luccica).

Ho poi trovato una frase di dubbia provenienza:

Saranno qui tra un’oretta circa. Ha preso la Land Rover, perciò potranno tornare indietro senza problemi. (In effetti lo sanno tutti che se hai una Land Rover non hai problemi!! Product placement?).

Termino con un’ultima considerazione. Greta cammina nella neve e trova una tomba ai piedi di un abete:

Il verde scuro dei rami frondosi e carichi di neve contrastava con i faggi alti e spogli che crescevano nel resto del bosco. Avvicinandosi all’albero, Greta notò che ai suoi piedi si ergeva una lapide, dall’iscrizione coperta di neve. (A questo punto mi sono chiesto come potesse essere caduta così tanta neve alla base di un albero, “un maestoso abete” dai “rami frondosi”. Mistero della neve).L'Illustrissimo_frontcover

Vorrei allora consigliare L’Illustrissimo, romanzo ambientato in una tenuta di campagna, una bella storia d’amore e di intrighi famigliari, di una penna felicissima: Alberto Cantoni. Con la prefazione del Premio Nobel per la Letteratura Luigi Pirandello.

Stay tuned!

FdB

“La ragazza del treno”. Confronto fra critici e lettori sul romanzo più controverso del mese

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Il romanzo La ragazza del treno è da molte settimane ai vertici delle classifiche di vendita in tutto il mondo. Eppure, fatevi un giro nella Rete, pochissimi lettori lo giudicano un buon libro. Per quale motivo un libro che piace così poco realizza così tante vendite?

L’opera prima di Paula Hawkins è un thriller sui generis nel quale il misterioso delitto deve essere risolto da una donna affatto intraprendente, alcolizzata e con scarsa memoria. Il romanzo è narrato da tre personaggi femminili, tre donne distinte ma troppo simili tra loro e, soprattutto, inattendibili.

Questo bestseller non soddisfa nessuno pienamente. Chiedete per esempio a Mr Ink, Cristina, Silvia, Susanna… oppure rivolgetevi all’estero e chiedete a Emily, Rebecka, Frenchiedee. Sono lettori, non critici letterari, che hanno pubblicato il loro parere.

Di diversa opinione il critico del “Giornale” Simonetta Caminiti, in buona compagnia con Tgcom24 (che pubblica un’interessante lettera dalla Hawkins ai propri lettori), L’Arena, Isabella Fava di Donna Moderna, Claudia Consoli per Critica letteraria, Martina Brusini per i consigli di Leonardo.it, e poi Repubblica, l’immancabile segnalazione su Vanity Fair, Guy Pizzinelli per Style e Paolo Armelli per Wired (che suggerisce il tema della routine come chiave di successo del romanzo).

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Dunque tendenzialmente abbiamo recensioni positive sulle testate nazionali e commenti direi negativi di moltissimi lettori. Il libro è ben saldo in testa alla classifica in Italia e all’estero e presto potremo vedere anche il film tratto dal romanzo. Dovremo quindi chiarire cosa è piaciuto ai critici e cosa non hanno gradito i lettori.

Critici

I commenti più entusiasti sui giornali attribuiscono al libro questi pregi:

  • Ė un fenomeno letterario
    • perché si tratta di un’opera prima di successo.
    • perché è pubblicato in 43 paesi.
    • perché sarà realizzato il film dalla Dreamworks.
  • Ha “tenuto sveglio per tutta la notte” Stephen King, come afferma lui stesso sulla quarta di copertina.
  • Una prosa scorrevole, coinvolgente e intrigante. Si legge in poco tempo.
  • Un thriller ricco di colpi di scena.
  • Molteplicità dei punti di vista, tutti femminili.
  • L’inattendibilità dei narratori dà “potenza” a un “incedere” narrativo “mozzafiato”.
  • “L’impostazione quasi femminista valorizza i personaggi donna (sic) del libro”.
  • Finale inaspettato.
  • Routine e psicosi simpatizzano al meglio con la quotidianità del lettore.

Lettori

Chi ha letto il libro (e non si è limitato a rielaborare un comunicato stampa) invece sostiene che:

  • La trama è priva di eventi eclatanti, la stessa struttura narrativa dettata dalle tre narratrici è mal gestita
  • I tre personaggi femminili si assomigliano troppo, tanto da confondersi l’un con l’altro.
  • La scrittura è prolissa e monotona
  • Lo stile è anonimo e rozzo
  • La seconda parte del romanzo è talmente rapida che priva la lettura di tensione e mistero
  • Finale scontato e prevedibile
  • Non è un thriller

Bene. Ora cerchiamo di mettere a confronto le rispettive posizioni.

Il fatto che il romanzo è un’opera prima, sarà tradotto in molte lingue, abbia tormentato le notti di Stephen King e diventerà presto un film della Dreamworks di per sé non è indice di qualità. Però è determinante per incuriosire i lettori.

Tutti concordano sulla rapidità di lettura: è un romanzo che si scorre tutto di un fiato, perché scritto in modo molto semplice e perché l’autrice è in grado di suscitare attesa nel lettore, una trama in definitiva piatta ma scorrevole. Letteratura d’intrattenimento, o d’evasione (intesa come evasione dalla letteratura!). Per una più vertiginosa evasione, consiglio di tornare al Lewis Carroll meno noto di Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò (ne trovate una versione economica sul mio sito, con le illustrazioni originali).

Ė forse più opportuno considerare La ragazza del treno un romanzo drammatico (NON femminista per carità) travestito da thriller. Il finale non è sorprendente e inatteso, il ritmo non è incalzante, i protagonisti non hanno un profilo psicologico ben distinto… perché non è un thriller.

Si tratta di un efficace prodotto editoriale di massa concepito per intrattenere il lettore, non per sorprenderlo o incuriosirlo. Non ambisce a esser giudicato, quanto a esser fruito.

Un prodotto commerciale di massa dunque, e ve lo dimostro. Ecco alcuni esempi tratti dalle primissime pagine del libro:

  • “il centro è pieno di locali, negozi di telefonia e vetrine di JD Sports”.
  • “Oltre i quartieri periferici si estende il regno dei cinema multisala e degli ipermercati Tesco”; “Svolto a destra dopo il Tesco Express”.
  • “Jess, con i suoi colori vivaci, le Converse ai piedi”.
  • “Ha un MacBook, sottile come un foglio di carta, aperto di fronte a lui”.
  • “Indossa un orologio in acciaio con il quadrante grosso al polso destro; sembra costoso, forse è un Breitling”.
  • “Mi mancano anche le mammine noiose che entrano con un bicchiere di Starbucks in mano”; “Ci saranno anche le ragazze del pilates, tutte concentrate a fare stretching, con le unghie perfettamente curate e le mani che stringono bicchieri di Starbucks”.
  • “sono ancora qui, nella sala d’attesa, a sfogliare «Vogue».

L’autrice cita spesso marchi aziendali, parlandone bene o comunque evitando di dare una connotazione negativa. Si tratta quindi di product placement? Il dubbio è legittimo. Se così fosse, gradiremmo un più basso prezzo di copertina.

Non bestemmiate infine i recensori dei giornali nazionali, hanno ragione a incensare questo romanzo: non sarà un thriller ma è un ottimo modo per perdere tempo. Magari al posto delle parole crociate quando siete in viaggio, o mentre attendete il vostro turno dal dentista.

FdB

Mr. Grey. Sfumature di lusso e lussuria

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Poiché da meno di un mese è in libreria Grey, il punto di vista di Mr. Grey tratto dalla serie delle Cinquanta sfumature di E.L. James, immagino che tutti gli appassionati della saga avranno già acquistato e letto questo libro da spiaggia.

Per molti lettori il successo dei romanzi d’amore di E.L. James è dovuto in particolare all’aver trattato e diffuso il tema del BDSM, o di un modo di esprimere la propria sessualità in una sadica relazione di dominazione/sottomissione. Se questo fosse vero, la buona notizia sarebbe dunque che siamo ancora in grado di scandalizzarci.

Vorrei perciò dare il mio contributo nel chiarire la natura letteraria di questa saga, proponendo un approccio un poco insolito: la lettura dei tagcloud (che ho realizzato con Tagul), ovvero la rappresentazione grafica delle parole più frequenti nel testo del romanzo.

Dunque qui di seguito vedete i tagcloud dei tre libri: Cinquanta sfumature di grigio; Cinquanta sfumature di nero; Cinquanta sfumature di rosso.


In lingua inglese, già lo saprete, i titoli originali godono forse di una maggiore poeticità. Tradotti: Cinquanta sfumature di grigio (Grey); Cinquanta sfumature di oscurità (Darker); Cinquanta sfumature di libertà (Freed).

       


Balza subito all’occhio come ricorra con la maggiore frequenza, in tutti e tre i libri, il nome del protagonista maschile, al quale appunto è dedicata l’ultima pubblicazione Grey. Altri termini popolano la saga con una certa insistenza, oltre ai nomi dei personaggi: mano; occhi; testa; capelli; mormora; bocca; voce; sorriso etc. In lingua originale è più chiara inoltre l’elevata frequenza di time, gaze (oppure see) mi pare.

Per esperimento, ho realizzato anche il tagcloud di Grey, di cui però ho potuto leggere solo l’anteprima di Amazon.

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Nonostante sia solo un’anteprima, vedete che i termini più frequenti corrispondono alle nostre aspettative: occhi; bocca; mano; voce… e i nomi dei protagonisti.

Ora vi chiedo uno sforzo di immaginazione, e un salto nel tempo. Pubblico qui di seguito il tagcloud di un famosissimo romanzo d’amore dei primi del Novecento, High Noon (1909) di Elinor Glyn (lo scaricate gratis dal mio sito). Praticamente l’autrice che inventò il genere del romanzo rosa. In italiano, sempre gratis da mio sito, potrete leggere L’Innamorata della Contesssa Lara.

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Notate nulla? Ecco ritornare: faccia; occhi; mano; guardare; tempo; capelli…

Restiamo sul genere, ma torniamo all’attualità. Leggiamo ora due notissimi romanzi d’amore italiani: il libro di Margaret Mazzantini Non ti muovere (2001) e Per sempre (2011) di Susanna Tamaro.

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Forse si noterà… Pare proprio che ci siano termini che caratterizzano il genere rosa: mano; voce; testa; tempo; occhi etc.

Poiché l’intento denunciato in questo articolo è quello di chiarire quanto abbia contribuito al successo di E.L. James l’aver trattato il tema del BDSM, introduco qui sotto altri due tagcloud, due riferimenti letterari autorevolissimi se si discute di sadomasochismo, bondage, fetish, dominazione etc.: Justine o le disavventure della virtù (1791) del Marchese De Sade e Histoire d’O (1954) di Pauline Réage (alias Anne Desclos).

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Bene. Cosa notiamo? Restano frequenti i termini: bocca; mani; tempo etc. Compaiono però altri vocaboli, direi evocativi: crimine; ginocchia; crudele; dolore; morte; Dio; lacrime; cosce; seni; fuoco; frusta etc.

Ora forse appare più chiaro che la saga Cinquanta sfumature, nonostante tratti il tema del BDSM, resti sostanzialmente un classico romanzo d’amore. Il sesso, che nell’interpretazione di De Sade e Desclos è veicolo di sublimazione verso un piacere spirituale, per E.L. James resta un fatto del tutto fisico, incapace di elevarsi, curioso di nulla.

Lo spazio metaforico che divide i protagonisti del racconto e che genera quell’eccitante tensione che eccita il lettore, nelle Cinquanta sfumature è una differenza di classe mentre in De Sade è una lacuna spirituale, in Desclos è la devozione di un’amante.

Al termine della lettura, per cosa abbiamo trepidato? Cosa abbiamo desiderato? Pensiamoci bene, poiché i nostri desideri son cosa assai preziosa. Ė facile sbagliarsi e confondere lusso per lussuria.

Non è cosa di poco conto. Per De Sade per esempio era il paradigma del proprio programma politico. Perciò se aspirate a oltrepassare le mani, la faccia, gli occhi, la testa, i capelli e desiderate piacere anziché compiacere, per cortesia, affrancatevi da E.L. James.

La Saga di Claire Randall di Diana Gabaldon

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Con una certa diffidenza mi accosto alla Saga di Claire Randall, il fortunatissimo progetto editoriale di Diana Gabaldon. Il pregiudizio, la mia arma più spuntata, mi ammonisce con un sussurro: «Che fai? Che leggi? Intendi perder tempo con l’ennesima saga fantasy dalle tinte rosa e personaggi dai nomi contorti? La muffa, non senti l’odore di muffa? Che speri di trovare?». Un’idea geniale.

La saga di Claire Randall (ho letto solo l’incipit del primo libro La straniera) è un prodotto editoriale direi esemplare. L’autrice Diana Gabaldon è anzitutto una penna attenta e curiosa, vanta un illustre cursus honorum nell’ambiente accademico statunitense e la sua fama era già chiara prima che si proponesse di scrivere romanzi fantasy. Leggete l’anteprima di La straniera, insinuatevi nella storia di Claire Randall scivolando a poco a poco, apprezzate la curiosità della Gabaldon per le piccole cose, il dettaglio ora dei personaggi e le loro movenze ora degli oggetti, la loro sostanza, il luogo dove l’autrice sceglie di collocarli.

Non sono banalità. Scorrendo le pagine si ha la netta impressione che l’autrice sappia perfettamente dove condurre il lettore, spostando con sapienza la regia da un luogo all’altro, descrivendo i personaggi narrati con la giusta misura. Certo, alcuni passaggi possono risultare un poco pretestuosi nella misura in cui certi inserti narrativi paiono posti lì dall’editor in modo successivo e posticcio a garantire al lettore le giuste coordinate di spazio e tempo per potersi orientare al meglio nella struttura narrativa.

Ma in questo articolo non intendo soffermarmi sul testo, che lascio al giudizio del lettore (potete leggere qui i molti positivi commenti). La saga è complessa, prevede più tomi e soprattutto la piacevole femminilità che impreziosisce il ritmo della narrazione subisce una drastica mutazione già dal secondo libro, quando il narratore interno (Claire Randall) scompare e l’onere della descrizione passa a un narratore esterno, una terza persona più asettica e neutrale. Probabilmente un’esigenza dovuta alla necessità di un più ampio respiro dei personaggi collaterali, che lentamente ambiscono a una propria espressività.

Non è un libro, è un progetto editoriale. Il merito è di Perry H. Knowlton, agente letterario ormai non più iscritto all’esclusivo club dei vivi (qui potete leggere il suo necrologio pubblicato sul New York Times). Knowlton, all’età circa di sessantuno anni, ha creduto nelle capacità letterarie della Gabaldon e ha saputo proporle un percorso di promozione editoriale del tutto moderno, attuale. Era Knowlton un personaggio assai singolare e poliedrico: fu tra i primi attori a interpretare il Malboro man; marinaio; pilota; subacqueo e soprattutto un grande appassionato di falconeria. Forse questa sua versatilità lo ha indotto a proporre a Diana Gabaldon non la mera pubblicazione di un romanzo ma un progetto editoriale complesso, una narrazione transmediale (cercate pure di approfondire l’argomento con Jeff Gomez, un grande esperto in materia).

Il romanzo si espande e si fa saga, gli eventi non accennano a concludersi, reclamano nuovo spazio e spuntano come eruzioni editoriali gli spin-off: intere collane dedicate allo sviluppo dei singoli personaggi, o delle ambientazioni. Navigate e cliccate, troverete il Wiki dedicato. Lì potrete leggere e conoscere l’intero mondo evolutosi dalla penna dell’autrice, in modo che il progetto intero (e non il singolo libro) acquisti vita. Perché il romanzo è un pretesto per approfondire il Gaelico, per appassionarsi alla serie tv. E viceversa.

Poiché ogni grano del rosario è per sineddoche il simbolo di un intero, ogni elemento della Costellazione di Claire Randall ha in nuce la proiezione del tutto. Così che il rimando continuo e interno segni i confini del nuovo mondo che il lettore, in primo luogo, intravvede e crea, quasi da sé.

Illustre è il caso del libro The Outlandish Companion, un saggio dell’autrice sulla saga creata da lei stessa. Una guida al mondo vissuto da Claire Randall, che però parla d’altro. Il lettore sarà curioso di conoscere la concezione della Teoria dei viaggi del tempo secondo la Gabaldon, oppure di leggere un breve saggio sulla medicina e la magia nel diciottesimo secolo, un glossario di Gaelico etc. (qui trovate l’elenco dettagliato).

Ecco, il genio dell’agente letterario Perry Knowlton è stato quello di saper tratteggiare, a un’età direi matura e quindi con una maggiore sfida alla contemporaneità, un intero sistema editoriale in grado di gravitare attorno a un romanzo fantasy, un mondo pulsante e capace di attrarre esperienze sempre nuove e generate dai lettori. Partendo da una brava scrittrice e da un genere letterario oggi in voga. Vendendo oltre nove milioni di copie in tutto il mondo, traducendo il romanzo in 23 lingue diverse.

Perciò se amate i viaggi nel tempo, i romanzi di cappa e spada, le storie d’amore e le magiche ambientazioni scozzesi, fredde nebbiose e ammantate di mistero, considerate di aprirvi un piccolo mondo e collocarlo nella vostra libreria.

Chiaramente, vi potrebbe essere di sostegno un ritorno ai classici, specie se illustri, come i romanzi di Edwin Arlington Robinson. Se non lo conoscete, e non cliccate qui, è colpa vostra.

FdB

Le più belle frasi di “Vampire diaries”

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Certamente siete appassionati di Vampire diaries, la serie tv trasmessa su Italia 1 e La5 tratta dalla fortunata saga editoriale Il diario del vampiro (The Vampire Diaries), concepita da Lisa J. Smith.

L’autrice fu scelta nel 1990 dallo studio editoriale Alloy Entertainment per scrivere su commissione una serie di libri sui vampiri in amore. Lo studio editoriale fa ricerche di marketing, individua un buon prodotto da poter vendere alle case editrici, assume un ghostwriter a basso prezzo, impagina il tutto e poi vende il pacchetto finito (book-packaging).

L’autrice ricevette l’incarico di scrivere tre romanzi in nove mesi, dunque un romanzo ogni novanta giorni. Editorialmente parlando, circa 100 cartelle a libro. Su per giù, una pagina al giorno per nove mesi.

Chiaramente non è facile esprimere la propria creatività con questo ritmo di scrittura, dunque meglio lasciare spazio ai fatti – i baci, gli omicidi, le vendette – e far sì che stereotipi e pregiudizi si insinuino a condire il contesto del romanzo, senza pensarci troppo. In fondo il lettore selezionato (target) non desidera esperienze nuove, ma una sostanziale conferma delle proprie attese. Una saga che vale per come viene fruita, non per il messaggio che vorrebbe insegnare. E vale parecchio.

I nomi dei protagonisti scrivono la trama del romanzo:

  • Elena è la donna contesa;
  • I fratelli Salvatore, di cui ovviamente Damon è il più cattivo, aiutano Elena;
  • Bonnie è la ragazza dalla carnagione chiara (ingl. bone, osso);
  • Matt Honeycutt è il ragazzo dal taglio carino;
  • Katherine Von Swartzschild è l’antagonista di Elena, alla quale assomiglia (difatti Caterina ha diversi possibili significati: una delle due; dono di Ecate, divinità tramite tra i vivi e i morti; è un riferimento a Heket, divinità egizia della rigenerazione etc.). Ovviamente la nobile famiglia che ebbe la sfortuna di generare una figlia poi divenuta vampiro ha per nome Swartzs (nero) –child (figlia).

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